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EUGENIO GIUSTIZIERI

NOTE BIOGRAFICHE

Eugenio Giustizieri è nato l’11 febbraio 1957 a Sannicola (LE), Italia.
Si è laureato in Architettura nel 1981 presso l’Ateneo della Sapienza. Esordisce giovanissimo nel 1970 come pittore, scultore e poeta partecipando alla vita artistica nazionale ed esponendo in mostre collettive e personali. Architetto libero professionista e docente di Storia dell’Arte, è specialista dell’Arte italiana del ‘900.
Autore di numerose pubblicazioni di Storia e Critica d’Arte, collabora con varie riviste italiane e straniere. Nel 1978 esce il suo primo libro di poesie, “Fogli di vetro”. Sue poesie sono apparse in Anemos Salentini, Artecultura, Rassegna Poesia Contemporanea, L’Immaginazione ed altre testate (quotidiani, settimanali e periodici). Membro honoris causa dell’Accademia delle Scienze, Lettere ed Arti dal 1974. Gli è stato conferito il Premio Internazionale La Stanza Letteraria.
Ha vinto il Premio per il Bianco e Nero al Concorso I.P.A.S. di Roma, il Premio di Pittura del Convivio Letterario di Milano ed è stato premiato alla Biennale del Piccolo Formato di Toronto (Canada). Delle sue ricerche si sono occupati con approfonditi saggi, noti critici del dibattito artistico contemporaneo. Sue opere figurano nelle collezioni pubbliche e private in Europa e in America.

Cell. 347 4667980 - Via Stazione, 9 - 73017 Sannicola (LE)

matinese@hotmail.com
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www.giorgiodecesario.it


L’ARTISTA, L’ALTRO, L’ALTROVE

Tutto ciò che mi circonda, dentro e fuori di me, influenza il mio lavoro: dal pavimento che calpesto, al cielo che sogno, alla parola che pronuncio, al pensiero che fugge. Ogni cosa è fonte di ispirazione, oggetto di curiosità, esito di un percorso. Senza privilegiare tecniche particolari reinvento immagini tratte dal preesistente, scardinandone le limitazioni e decodificandone il significato. Figure sfuggenti alla memoria in un flash offuscato di ricordi, quasi apparizioni oniriche affioranti dall’oscurità della coscienza, pronte per essere colte in un attimo subitaneo. Per reimmergersi, poi, oltre l’orizzonte improvviso degli eventi, oltre la soglia di guardia della consapevolezza.
Le forme, quando compaiono, conoscono l’inquietudine del segno inscritto in quadrati, icone da cui si irradiano linee di tensione. I corpi, nel nulla che li avvolge, prendono vita e insieme si dissolvono in bagliori di comete. In ogni dipinto la tensione,spesso drammatica, mai imprevedibile, si scioglie e si distende: è l’ultimo sussulto di una battaglia aspra, l’estrema ricerca di una galassia infinita, un retaggio domestico, la conquista di un mondo, l’ambiguità di una tentazione. Tracce, sentimenti arcani che rimandano all’indecifrabile, al mistero abissale dell’esistenza a cui tento di strappare il velo, precipitando in un universo interiore che diviene perduta memoria collettiva. Da recuperare e condividere.
Scavandosi la strada dentro i segni immediati e i ritmi delle linee, la forma sembra voler venire alla luce dal buio, ne supera le barriere fino ad affermare una propria chiaroscurale capacità di esistere. L’ombra consegna allo spettatore l’intimità di un messaggio che, solo varcando le inibizioni del contingente, è possibile cogliere. In queste immagini, creature fosche e trasparenti, dove la frontiera tra forma e spazio è indefinita, avverto fortemente quell’oscuro brivido della vita che si nutre di pensiero e si inebria di struggente sentimento. Ma avverto ugualmente il disagio culturale del vivere il nostro tempo. Lo spaesamento è l’ospite inquietante ed invisibile che si aggira tra le nostre identità, si insinua nelle nostre angosce, violenta le nostre fantasie, mortifica le ultime speranze. E raggira la volontà.
“Logos”, in sintesi, rappresenta la denuncia di una condizione, l’essenza di un’attesa, il fascino di una rivelazione, le regole di un patto. E’ parola, insieme oracolo e responso. Pur diversamente presente il colore si vincola, ora ad un clima lirico, ora ad una sottile, dissacrante ironia; si sovraccarica di tutta la casualità dei fatti e l’eredità delle memorie. Ogni tela percorre un itinerario che si satura fino all’inverosimile, senza rispetto di ordine o gerarchie, in uno sconfinato assemblaggio di momenti colti nell’attimo fuggente del loro divenire.
L’ineluttabilità del frammento aleggia su ogni corpo, oltre ogni peso. Per far sì che lo spessore della materia e la forza del segno possano dare un senso filosofico all’immagine delle immagini ed alla nudità delle emozioni. Verso l’altro, verso l’altrove.


FRAMMENTI QUOTIDIANI NELLE PULSIONI VITALI DELLE PITTURE/COLLAGE DI E. GIUSTIZIERI

Nel corso del XX secolo l’arte, ed in particolar modo la pittura, hanno sperimentato molteplici cambiamenti di stili, forme, contenuti, tecniche. La pittura è uscita prima dall’atelier (Impressionismo), poi dai materiali e dalle morfologie naturalistiche (Avanguardie Storiche). L’espressione artistica, allora, tende a divenire più empirica, a porsi maggiormente in sintonia con la vita concreta. All’interno di questa moderna concezione espressiva si può collocare l’originale pittura di Eugenio Giustizieri. Nei suoi dipinti/collage, l’artista s’ispira ai precursori della Pop-art: Robert Rauschenberg, Mimmo Rotella, e tante altre analogie e parentele, ma la sua sperimentazione di tecniche e materiali, produce esiti di assoluto rilievo.
Il carattere intensamente materico in alcuni cicli della sua pittura in cui il segno, libero con referenti simbolici, narrativi o geometrici, si fonde con una vibrante realtà fisica, a volte onirica e atemporale. In questa sua ricerca in progress, gli effetti tonali, timbrici, compositivi con sono più in relazione ad una regola armonica astratta, ma hanno un loro divenire, una metamorfosi accentuata dal colore, dalle sue aspre e sofferte incidenze. Più che uno stile nel caso di Giustizieri si dovrebbe parlare di un’esperienza assolutamente istintiva e proprio per questo così fascinosa e convincente. In queste sue composizioni Giustizieri pone in risalto la pura dimensione fisica della pittura, il senso delle sue tracce/orme che si imprimono nella memoria dell’uomo.
In queste emozionali espressioni si intuisce la bellezza di una concezione aperta all’armonia a volte pervasa da stimoli inconsci, da pulsioni segrete e pur vitali nelle sue realtà magiche e creative. La sua pittura è fatta di anima e corpo, esprime la speranza del divenire, perché nell’impulso artistico di Giustizieri vi è la consapevolezza che l’arte è soprattutto lotta, spregiudicatezza costruttiva di pensiero che conduce alla fonte della conoscenza.

Max Hamlet Sauvage


POESIE DI EUGENIO GIUSTIZIERI

ESISTERE
Esistere è ormai
alba o tramonto
tra due rocce acuminate.
Tutto un cielo
ha messo radici
nell’acqua del mare
ed è solo il lume
delle grandi stelle
che l’anima schiarisce.


ALBA
Dove i prati sono scuri
ti spaventa l’alba
e l’ombra di una fronda
che un attimo
trascorre sul tuo viso.
Un grido acuto e triste
e lo stesso tempo in bilico
che adesso ci coglie
simili a Dio,
dove l’universo scioglie.


PAROLE STRETTE
Scende il mio cuore in questa terra
con parole strette e lacrime
per separarmi solo con la morte
del vivere traverso, fedele dentro.
Io lo seguo con l’occhio e con la penna
in agonia segreta tra il fogliame
negli anni vani, lenti, disertati,
luci di notturne tenebre.


LABILI CONFINI
Chiodi piantati nel muro
per le trecce di aglio e peperoni,
vecchie che ci aspettano,
è ciò che resta nella casa
del tempo spezzato, mezzo pieno
e mezzo vuoto,
su pietre calcinate la grasta fiorita
degli ultimi gerani
nell’angolo a cielo aperto,
il fresco della sera sul terrazzo
fra i fichi messi a seccare
nell’agonia di aurore e chiardiluna.


DAVANTI AL CIELO STELLATO
Ancora più delle stelle
le nostre immagini
nuotano nell’aria.
La sera è finita
e i ricordi sfumati
hanno segnato il cuore,
quasi inspiegabili,
in quel tuo sguardo
ingrandito dagli occhiali.


ATTESA
Ho sentito il sospiro
di troppe lune cadenti e ho ripreso il fiato
in una carezza raggiunta.
In questo buio paese
ho visto vaghe ombre svanire
e il tempo cancellare la memoria.
Ho distratto il mio sguardo
da paure antiche
nascondendomi dentro la notte sconfitta.
Ho detto le stesse cose non esistendo
e molte ne ho taciute
nell’attimo in attesa che consola.


NOSTALGIA DEL FUOCO
Ci vorrà tempo per cancellare l’abbandono
di questi giorni appassiti.
Ho sentito che mi chiamavi
nella notte senza stelle…
Era un sogno
dove giungerò in ritardo.
Di te non so più niente
fuoco che mi rapina il cuore.


UNA PER L’ALTRA
Io vorrei spezzare la catena della vita,
tra il vento e l’acqua
muovere le onde perdute una per l’altra.
L’una per l’altra quel che è
l’assenza e la parola
sul brivido di questa tramontana.
In cielo le nuvole
perdute una per l’altra
piangono forse al pianto mio.
Noi ci separiamo nel morire e nascere
di un film che nessuno sta girando,
ci perdiamo in questo mondo.

I NOSTRI ANNI
Chiamandoci per nome, pianissimo,
dietro un sì, dietro un no
siamo scivolati sul destino,
conosciuto inverni e primavere
di sponda in sponda,
lungo manciate di anni
appuntati al muro
dei nostri sogni senza età.
Con gli occhi immensi
abbiamo guardato l’ultima verde collina
di Puglia, uniti per la mano
aspettato una casa
dove passare il resto della vita
perché eravamo stanchi
di procedere lentamente
senza nascere né morire.
Attimi, soltanto attimi.
Adesso siamo qui. Non mi senti?


BORDI DI SILENZIO
Quando il percorso si fa incerto
nell’intrepido candore di una fine
mi sorpassano
bordi di silenzio.
L’anima si tortura
nella polvere che copre ombre
senza voce.
PARETI DI CIELO
Non farmi dubitare
del silenzio delle nuvole
che si muovono appena,
delle foglie ammucchiate
che si spintonano
fra le stelle accese
sulla pelle.
Tu non farmi dubitare
notte che cadi
alzando le ali
su pareti di cielo
e sulla vita.

DOPO L’ALLEGRIA
Da quale parte potrà trovare dimora
l’ulivo di seta
che scioglie l’aria
in una schiarita di cielo?
Dall’altro lato della vita,
tra erbe e fiori,
sopra le vette del grecale
pronto a cadermi sul cuore.


A SUD DI LECCE
Brucia di perenne arsura
il vento del sud
che accarezza la luna
e l’autunno degli anni.
Orizzonti che si cercano all’infinito
ci indicano la via
sul lastrico bianco
incontro a questo vento.

PAESAGGIO
Aria appena mossa dal vento
annuncia, in albe
sempre più tardive,
il dono e la ferita
della fresca nostalgia dell’acqua
su questo lembo di mare
che sale, un po’ sfocato,
all’alte balconate.


IL MIO PAESE
Avvolto nella sera,
antica e nuova,
il mio paese
ha prolungato la sua ombra
nel silenzio,
fino ai miei giorni.
Lieve lo ricopre
un bianco dolore
di rose sfogliate.


PRIMA DELLA NOTTE
Cerco un soffio
quest’estate in cui nessuno passa
e sudo e fumo.
Da un lato, dall’altro
di queste mura
mi guardano i gatti.
Mi rassicura
il gelsomino disadorno
dei miei silenzi spezzati.


STAGIONE
Sapessi che pena
ricordare il tempo felice
e i tuoi occhi allegri come il mare
che cambiavano il passo e l’ora.
Chissà che faccia avrò
nel tuo sogno
posato su scarse rose
bagnate dalla pioggia.
Spigolo d’una stagione
sbocciato tra bagliori d’allegria,
portami lontano
nel buio della valle.
Vieni sull’ombra della follia,
sul foglio mosso dal vento
stanotte, tra le nuvole
di ruggine e sangue ardente.


SENZA SPIEGAZIONE
Il dolore innocente
nel più certo profondo di me stesso
come un bambino assente…
Voglio che tu esca
dalle cose,
dalle strane idee e dai pensieri
di sofferenza senza fine
e senza spiegazione.

COME PRIMA
Lontano, dove tanto è antica la luna
tutte le notti luccicando balli
con quella verità che è la tristezza
non abbiamo trovato la frase
per descrivere
l’assordante violenza del vuoto.
Lontano, dove mi vieni a trovare quando dormo
volano le serenate
ma questa notte i tardi fiori intoccati
nominano il caos,
in grigiochiaro sull’orlo
della nostra fresca nostalgia
che l’ombra abbraccia
nell’imprecisione dei sogni.


NE’ QUI NE’ ALTROVE
Ora soltanto ore,
senza essere né qui né altrove,
consumate, spese
cucendo la superficie del cielo.
Soltanto ore
né sempre né mai
esistite qui,
nell’assenza e la parola.


VIENE
Viene da solo, dalla notte,
il mio sogno,
come dall’informe
viene fino alla luce
l’antico desiderio di te
perduta chiave
di anni, nomi e macerie
stagnanti nella mente.
Viene sulle labbra,
in fondo a cave di silenzio,
ricantando ogni volta
la nostra canzone
ma quasi non t’odo,
amore che giri in tondo
assieme a me.

RIMANI COSI’
Rimani così
senza confondere il confine
di un amore mai vissuto
oltre la scia
di un lampo nascosto
come un lungo sospiro
che la notte consola
inargentata dalla luna.

PARLO DI TE
L’anima mia
ha appannato la tua limpida
pace dorata
e tu sorridi
nel silenzio, come una stella.
Non lasciare
che la sabbia d’argento della vita
apra di netto
i tanti affanni che soffro.
Gli alberi dilavati
han toccato
in uno sguardo
di materna complicità,
i tuoi capelli.
Nulla resta, mi manchi.
Tutto il giorno
parlo di te
geloso e altero al mio cuore.

ABBANDONO
Amo il ricordo dei profumi freschi
dolci e puri nell’aria
e il cielo al mattino d’ambra
che affettuoso accarezza l’abbandono dei sensi.
Vasto vola e purifica l’anima,
circonda d’azzurro il segreto della vita
e come larghe sponde guarda
il mio cuore turbato dall’abisso.


SCORRERE
Scende una nuvola gonfia di tempesta
e il mio pensiero cerca l’infinito
verso l’orizzonte dei mari
vaghi e bianchi come il crepuscolo.
Lo supplico d’incontrarci
senza paura né rimorso
nel delirio parallelo
del desiderio eterno e colpevole.
Lo sento scorrere per me
nel mio cuore e nel mio corpo
come un sole nuovo e nudo
che brucia fino al sangue.

DIAMOCI LA MANO
Diamoci la mano
liberi da ogni legame
mentre la stelle muoiono
su bianchi raggi di luce
sui lontani confini
dove si spegne il rumore del vento
e i suoi sordi gemiti
senza trovare nessuno.
Quando sarà caduta la neve
sulle piazze e sulle colline
noi fuggiremo l’inverno
scrutando madreperle e meteore.
Diamoci la mano
fino alle profondità incolori
dove ci siamo gettati,
insieme, oltre il cielo.

DUE NOMI
Perduti nel firmamento
due nomi il mio e quello
che intorno a me arriva
così tenue e così lontano.
Il tempo passa
impallidisce e lassù col cielo
più dolce ancora
suona il tuo nome.
E tutto conosce il ritorno
di occhi azzurri come l’onda
venuta a riposare
nei dolori di domani


FILO DI ROSARIO
Ricordo, ricordo ancora
le tue mani foglie d’autunno
odore del tempo, filo di rosario,
l’amore che riempie come luce.
Tu guardavi un banco di nubi nere
inseguendo la mia ombra
e l’eterno profilo della luna.
Indecisi come fuochi mal spenti
attraversammo tutto il giorno
scivolando passo passo nella sera.
Io ricordo, ricordo ancora
un lungo filo di stella fra gli ulivi.


FUOCHI
Tu piangi seduta accanto a me
e adesso mi assomigli
amara e deliziosa come la vita
che si nasconde il viso tra le mani.
Al sole si sono accesi i tuoi capelli,
assomigli alle stagioni e agli astri.
Io non so più nulla
di questo miele luminoso.
Sei così bella che mi fai paura.
Non distinguo più le tue parole,
i fuochi rossi che amai
e tutto ciò che non so dire.

VERSO IL SUD
Ogni mattina io vado intorno
a cuori sospesi fra i limoni.
Nello stesso tempo e in ogni stagione
nel giardino della mia memoria
percorro le mie righe ineguali.
La più grande tristezza
è passata tremante e vana,
mio dolore e mia attesa.
Accanto al lucente passato il domani è incolore
come il giorno che sprofonda
verso il buio.


NUVOLA
Immaginando la tua bellezza
il vento si confonde ai miei sospiri
e la poesia che sei
illumina forme di sogno,
il ricordo e il segreto
di mille comete
nel cielo splendido
dove fugge la ragione.
Ti saluto da lontano
bella nuvola bianca
leggera come fiamma
tutta d’oro.


NOTTURNO
La notte aumenta
e la luna versa
il gelo più acuto
su lucide pozze d’acque
mentre intorno tu canti
attraversando il nero sconfinato
del silenzio eterno.
Io mi trascino
insano demone nell’aria
senza colore
lungo il cielo.


NON HA PIU’ OCCHI
T’adoro o grande taciturna
e rivivo, le sere illuminate
di effimere cose, di quei baci
benché la tua voce suoni lontana.
Angelo dal cuore tenero
il tuo ricordo resiste
triste e bello si raccoglie
in una languida vertigine.
Sale la tristezza in me,
non ha più echi
questo suono misterioso
d’un sole al tramonto.


Scorrono naturali e veloci, nei versi di Giustizieri, molti accorgimenti tecnici per allacciare un tessuto e un dettato generoso, a volte esistenzialmente lacerato, però mai disperato. Gli accorgimenti sono di varia natura e spessore, ma prevale, quasi inavvertita l’analogia.
Le problematiche della poesia di Giustizieri sono quelle ancorate alla “condizione umana”, nei suoi aspetti più drammatici, ma risanati al lume di una speranza-assenza, a un tu amoroso che si relega nel limbo della solitudine o del silenzio per attingere nuova forza e vigore per un nuovo ritrovarsi.
C’è un senso d’attesa, nei versi di Giustizieri, avvertito con timore ma anche speranza.
Il poeta in questione è l’uomo del Sud di sempre, lo scenario è cielo e mare, e sole e albe, ma nulla mai di folclorico.
In questi ultimi decenni la Poesia ha fatto molti passi avanti (cioè indietro) ma Giustizieri, che pur conosce le poetiche più decadenti, marce di letterature, intrise di linguistica e semiologia, non si lascia incantare e, pur con qualche perplessità, va avanti nella sua poesia semplice ma non ingenua, egli che, tra l’altro, è pittore luminosissimo. Ma questo è un altro discorso. Comunque, anche nella Pittura, che illustra con mano gentile scene di campi, di maternità, con un pointillisme delizioso e profondo, si rivela natura morale, il Giustizieri.
Che non pecca mai per corruzione d’arte.
Un augurio fervido a quest’uomo del Sud, che ha di certo davanti a sé un cammino sicuro nel cerchio magico dell’arte e della Vita.

Ercole Ugo D’Andrea


IL SILENZIO
Adesso la mia vita
è soltanto la memoria
del minuto, dell’attimo,
del nulla che Ti ho dato.
Nell’anima, l’immortalità
sferza la mia insonnia
con sogni su comete di farfalle.
Sulla riva del mare
ho camminato in punta di piedi
ma niente ho preso di Te,
Dio che guardi tutte le stelle.

OTRANTO
Otranto nella notte estiva
ignora di portare in sé
più intenso che mai, bosco di macchia,
memorie di castelli
tra armi e fiabe d’inquietudine.
Fulgore è il bianco tuo di latte
sul fuoco liquido
di quando annega il sogno.
Ancora s’ode la voce
e la paura l’inonda di sagome confuse
nel fresco lunare
che imprudente verso luci lontane,
sul mare, vede l’assalto dei turchi
e il tufo di una rocca
cieca al giorno e alla notte,
per tutto il mutare del tempo.
Qui il nostro destino riposa come piccola cosa muta,
il vento non cessa e arde,
ormai privi di peso gli ulivi,
le vigne e la pianura aperta.

8 AGOSTO a Ercole Ugo D’Andrea
Contro un cielo nero inchiostro
ogni giorno hai rifatto il futuro,
un giorno dopo l’altro
con sottili parole scolpite nel cuore
ormai vento che ti nega il sorriso
in ogni mare.


PASSO D’ADDIO
Portami via con te
nel tuo passato profondo,
frena il mio pallido errore…
Come un fiume
portami via con te
nel tuo futuro sospeso
entra, come cera fusa
nei miei giorni
senza cessare d’essere dove sei,
diventa chiaro dietro la luce.

L’ULIVO
Sotto il grande ulivo
rivivo ancora
un antico rude canto
e talvolta
dalle sue ombre cupe
l’argenteo smeraldo
un po’ mi cinge il cuore.

VOGLIO ESSERE VOCE
E noi viviamo
in questa fragile assenza,
calati altrove non qui,
nei canali sottili
della tela di pietra.
Voglio essere voce,
l’azzurro, lo smeraldo
dei sogni e delle lontananze
tra i mossi ulivi
prima che s’alzi il buio.

GOCCE D’ALBA
Ascoltami angelo curioso
dell’abisso che una rosa sfoglia
all’alba di nubi.
Ecco brilla in fiamme
la tua inquietudine
sui pianeti addormentati.
Non mi muovo da qui
terra che resti nel cuore
pronta all’agguato.
Splende tutto come il sole:
salvo questo inutile dolore
e un altro e un altro,
frantumati in mille ali
senza volo.

APPUNTI
Che strade stasera!
Punti di luce sospesi le solcano
rincorrendo il silenzio leggero
dell’orto fiorito.
Nell’aria col dito scrivo
dell’addolorata alba dall’aroma di violetta.
In controluce schegge d’isola
dove morbido altrove risuona.

NOTTE FUTURA
Cammino con te senza grazia
striscia rossa di terra
che cancella le parole
dei miei conflitti.
Come un figlio non nato
oltre questo silenzio
di sonno e di vertigine
affido attesa e memoria.
Ma ora l’anima rimane a giocare
con le stelle che passano
su corpi d’ombra
di piccole malinconie.


LA TEMPESTA
Ho scritto una lettera e l’ho strappata,
ho visto tutti i sogni andare in pezzi
poi nuvole ne portarono via i frammenti
finchè la vita giustificasse la parola,
spiga al vento di pianure lontane,
di paesi sonnolenti che si dissolvono in rovina.

DIARIO DEL SILENZIO
In un fondo di secoli io credo,
tra un bene e un altro bene,
si consumano gli anni
finestre di ogni stanza del cuore.
Teniamoci per mano,
non rispondiamo a nessuno,
nell’aria che s’interna
siamo precipitati.

LA SPIAGGIA
Dal tramonto all’alba
l’antico dei giorni
ed è ancora presto
nel giardino d’inverno.
Tutto è più inesorabile,
più vasto sciogliendo gli ormeggi,
si cammina e si cammina
lasciando che accada.
Dimmi dove si arriva
blindando la porta e il cuore,
alzando le mani in aria
per farle ricadere vicine.
Si cammina e si cammina
mentre la spiaggia ricopia
il conto degli inverni.

MUTAZIONI
Qual mai vento
o quale stella
hai visto passare di qui?
Una stella cadente
o gli anni andati
da noi come vento
o la luna immobile
alle onde trovate
con parole fisse
che abbiamo tolto
e ridato alla vita.

LA CASA DEL CUORE
Che sarà del mio cuore
che hai preso?
Gioia o lutto?
Pellegrino senza guida…
Chissà che un giorno
non invada la mia casa
bruciando d’impazienza
al lungo albeggiare.

DA UNA STANZA ALL’ALTRA
Mi accontenterò dell’illusione
che per un po’ ci affranca dalla vita,
ruberò alle colline rannuvolate
le lacrime smorzate dai tuoni nella pioggia.
Poco basta
perché fiorisca ancora il gelsomino
segno che son vissuto anch’io.

DIARIO DEL SILENZIO
In un fondo di secoli io credo,
tra un bene e un altro bene,
si consumano gli anni finestre di ogni stanza del cuore.
Teniamoci per mano,
non rispondiamo a nessuno,
nell’aria che s’interna
siamo precipitati.

DA STELLA A STELLA
Da stella a stella
ti farò da guida,
dalle nuvole al campo arato
ci lasceremo cadere,
a quella solitudine
di sole ci bagneremo
in mezzo alle ombre.

LEGAMI
Anche domani
le parole saranno vuote
e l’ultima poesia
che non scriverò
sarà il tuo ritratto
come splendido autunno
della mia malinconia.

MINIMA
Brucia di troppi presagi
e brilla intorno
senza sosta, la breve stella
che fa tremare,
fra siepi lucide, nel silenzio
dei nostri anni perduti.
Ma è ancora così dolce
nella luna che schiarisce
del cielo azzurro vuoto
che sa accarezzare l’abisso.
L’anima amica e sorella
del mio secolo
illumina l’approdo
là dove vita e morte si dissolvono
senza forma, senza ombre,
scivolando sul cuore
che ora è quasi in pace.

ICONA
I destini a cui non appartengo
stingono su colline, estranei
in un velo di nebbia pomeridiana.
Quassù il cielo cade
a infarinare d’azzurro il mondo,
il sole va giù
morbido come il peccato,
cresce nelle nubi,
brucia il fuoco e in breve dilegua
nella casa del mio cuore.
Nessuno gli farà del male
nel mio sogno.
E’ quella casa mia.
Il lume che brilla
inquieto sui muri
trema ancora di diletto
e pena l’anima, i suoi tramonti,
dove non cessa il tempo
del geranio e il gelsomino
pazienti nel fugare, per me,
le nebbie più tarde,
dove il vento muore.

RICORDAMI
Sul fondo d’acquitrino di una vita
tutto finisce preda del torpore,
il tuo alto grido e la felicità,
altre stagioni ancora che non trovo.
Chiudimi gli occhi, lontano,
nella terra del silenzio
ancora più veloce del frastuono,
tra le braccia protese di chi ama.
Dicono dunque che noi siamo prigionieri
al crocevia degli anni cancellati
in te, in me, in chi non ci conosce
ma tu ricordami, qui, di nuovo,
nel ricordo che non ricorderemo.

TESSERE
Addio. I versi inebriati, innocenti,
lo specchio di cielo cristallo
si sono impigliati teneramente
nei peschi in fiore.
Tornano in ciò che vive, innumerevoli
s’impossessano di questo paese
dei drappi di nubi e delle mie colpe,
dei ricordi e della tristezza che ho.

CONTROCORRENTE
Rimango a parlare
delle botticelliane chiome dorate
e dei disegni del tappeto.
Mi chiedi con un po’ di amarezza
cos’è che ti fa sempre discendere
su sponde lunghe di mari
che giungono chi sa da dove.
Quanto scorre lenta la vita
che radica i miei giorni mutilati
nel tuo volto triste
di povero bimbo vecchio
a cui più sfugge una carezza.

ASPETTANDO L’ALBA
Il giardino insonne
naufraga
nel crepuscolo straziato
senza colpe.
Ci sono gigli da mezz’ombra…
Ogni gemito e sospiro
è spento…
Ora è fuggente,
fragile e infedele,
in questo tempo dimezzato
dove noi restiamo ad aspettare.


ELLISSI
Povere cose sperdute
vacillano sui muri
dell’illusione che stordisce.
Nei segreti degli uomini
anche tu ombra scompagnata
terribile e nuda ti cancelli.


IL FIOCCO DI NEVE
Fiocco di neve che varia
e lascia cadere
all’anima sollievo.
Alto, là in cima
anticipa farfalle
in volo senza dolore,
il sonno, l’alba a farsi gelo.

LA TUA ASSENZA
La tua assenza
imbruna il cielo.
Non fa più rumore
il mare,
scivola sul cuore,
sulle rive deserte.


MESSAGGIO
Fioriscono le rose.
Poi resta l’idea di averle avute
per la prima volta,
sommesse,
vegliano sui misteri
e sulla nostra gioia arrugginita.


SOLO
Ti narrerò del giorno e della notte
i miei ricordi arruffati e sbiaditi
fra parole di carta e lacrime
sotto il carro del sole.
Solo, fino a colpirti l’anima,
che conta la mia stessa pena
di stella che scende a guardare
e risale smarrita.

TURCHESE
Le parole rimaste
lungo quel poco da dire,
il desiderio insonne
rotto da scrosci fondi
dove io son nessuno.
Un destino singolare e tragico,
evanescente ma troppo grande
per la nostra lontananza.


IL GIARDINO
L’aria fresca stordisce i sensi
liberando l’anima
verso vergini lidi inesplorati
ora che il giorno si tinge di nero
e le stelle indecise
guardano nell’oscurità senza fine.


TITANIC
Nel voltarsi c’è buio
e fuori un vortice
di ciò che è stato,
che verrà prima di vivere.
Riposa sui mari
al di là della luna
che si perde a guardare,
lontano, un vento vuoto.


IL CANCELLO DEL CIELO
Ogni notte si accendono
le stelle rubate
che assomigliano a Dio.
Senza paura
rimango in attesa
velato da un sogno.
Sento tremare nel cuore
solo questo intorno
fuori tempo.


CONFINI D’OMBRA
Sui monti sfuggono voci,
a quest’ora portano
un muro di nubi
che cammina adagio
nel destino deserto e silenzioso,
in fondo a rovinose furie
smisurate d’orizzonte.


FRAMMENTI D’ANIMA
Ogni incontro è una fuga,
fremito, scorrere
dell’oblio divino.
E dalla parte dell’ombra
unica sillaba universale
il cielo
sopra di me sereno.
O scritti estremi! O sere
mute e disperate!
Ah, stasera tu non sei più un’ombra,
sei qui, padre mio.


PETALO DI ROSA
Graziosa, piccola, fragile,
tu allarghi gli orizzonti del mio mare.
Liberi vuoti di una vita,
mescoli sfumature alle viole
anche solo parole
fra l’ansia e il tuo amore.


BLU
In alto nel cielo
fino al ritorno sulla terra scura,
un gioco di specchi,
d’acqua nascente.
La verità dei tempi
dell’immaginario.
L’orizzonte nudo
e adagiato il mare.
Fili
sopra i burroni
del vento che fu.


ESISTERE COME IL MARE
Perdersi dove siamo nati
e vivere per voci taciute
sospesi tra questa morte e l’altra.
Scorgere nel mare solo acqua
pietrificando le parole
per un palpito, per un nome.
Tace in ognuno il viaggio
del presente sconosciuto
che si nega e si allontana.


SOLSTIZIO D’ESTATE
Il blu
del cielo è plastica
come nuvole d’acqua dolce
d’aria accolte.


OLTRE LE PAROLE
Devo fuggire
dai miei sogni,
correre più avanti
d’ogni parola,
per non morire.


NAUTILUS
È un inganno felice
il richiamo del mare
che ci resta.
Non ci serve una rotta.
Ma forse domani
noiosi ricordi
si infrangeranno ancora
sugli scogli.


INVENTARIO
Il morbido cedere del mare
onda a onda una sull’altra
cerca nel tuo passo
senza pace, sorride adesso
come un fiume lento.


ANTICO E NUOVO
Cherubino fuso e bruciato
dal rosso delle fiamme.
Anima beata.
Appesa all’albero di Natale.
Al buio
consuma nel rogo
il Paradiso…


NOTTE FUTURA
Cammino con te senza grazia
striscia rossa di terra
che cancella le parole
dei miei conflitti.
Come un figlio non nato
oltre questo silenzio
di sonno e di vertigine
affido attesa e memoria.
Ma ora l’anima rimane a giocare
con le stelle che passano
su corpi d’ombra
di piccole malinconie.


INTIMO
Si fa immobile e increspato
il mare quando, di notte,
vola acqua dolce
a giugno guardo i gatti
come giacciono al fondo
di scalini che galleggiano
sulle foglie laccate del nespolo.


ASPETTANDO L’ALBA
Il giardino insonne
naufraga
nel crepuscolo straziato
senza colpe.
Ci sono gigli da mezz’ombra…
Ogni gemito e sospiro
è spento…
Ora è fuggente,
fragile e infedele,
in questo tempo dimezzato
dove noi restiamo ad aspettare.


AD OCCHI APERTI
L’aria lacerata dal vento
riempie l’ora notturna,
disegna campi cangianti
sugli aghi secchi del bosco.
Un sussurro di pioggia fuggitivo
all’annuncio della luna,
della fede,
ove s’ode la voce che la nega
e l’ansia che mi tortura.
E niente significa niente
perché stanotte,
strano piccolo fiore,
ti ascolterò mentire,
incerto di gioia.


LIMITE
Un po’ di colore cercherò
nelle ore del tuo limbo
se nulla t’insidia, esisti
mentre tutto è presente
né si scoglie l’attesa
nei campi a olivi
che colmano d’ombra le rose.


ADESSO
Il giorno muore
lentamente, in briciole
di momenti
chiuderà la porta
del vento e delle voci
inesistenti. A sud
mi sembra di vedere
il mare,
crea un luogo distante
dove gabbiani volano
nel cuore solitario
e tanto batter d’ali
lungo l’aria rabbrivida
la luce.


RIFLESSI E OMBRE
I bagliori scemano
nel quieto dolore.
Nell’infinito rovente
gli occhi tuoi
rubano ore alla vita.
Ogni cosa è scordata
da sempre
per te madre abissale
del mio riso bambino.


CAUCCIU’
Il silenzio di un viaggio perduto dall’aurora
lungo le strade del sud,
dove sono passate le stelle di agosto
mentre scendeva la sera della vita.
Fino a ieri senza domani e oggi
mi mancheranno quegli occhi di tanti anni fa,
il vostro tempo
anche se vi sognerò ritagliando ombre.
Che ne farò dei giorni che restano
colori evanescenti di colori fluttuanti,
di tutte le ore e della rabbia
che lascerò su queste strade di polvere?
Non si contano più le amarezze
che precludono i meandri della consolazione
e le dolci preghiere per un addio
facendo finta di niente.


LETTERA
Non c’è più niente da cercare
in questo tempo fuori stagione.
Un fiore, un’illusione
capaci di legare spine
attorno al cuore.


GIORNO PER GIORNO
Giorno per giorno
il male dell’anima
che corrode l’interno
si sottrae
liberando le ali
semplicemente
e solo per poco.




RESINE
Si è sciolto il buio questa notte
sospeso sul volto della luna
per una voce aggrappata al vento.
Tu la conosci l’ora
e questo mio ponte fragile di eventi
che graffia i mari,
spegne il lume e spalanca la porta.
Chiediamoci l’un l’altro
i nomi delle stelle che si cercano,
stanotte come sempre debbo udirti
in fiamme tra le stoppie disseccate.

ITACA
Oltre i confini proibiti
dolcemente verso il fuoco
ho nascosto la vita
e il lento morire.
Non so nulla di te,
dei tuoi baratri incendiati
che ghermiscono il tempo
e la passione travolge.
Cent’anni ancora cercherò
in questo mondo di spiragli
la verità che non fugge
sulle pallide orme del rimpianto.


BUONGIORNO NOTTE
C’è un luogo che non trovo
in questa campagna
che sfida gli anni
e resta nel mio sguardo,
adesso, qui, di nuovo
incontro al vento
con la rauca voce
della mia memoria.
In questo grande spazio
delle stagioni
frantumate dal tempo
un poco soltanto
il mio respiro
e l’ansia tenera
che scende con l’ombra.


TRACCE LEGGERE
Piango. Nessuno vede.
Conto gli anni dell’allegria
senza fine
che bruciano e turbinano
nella mia mente.
Andai e non volli lacci
quando il fuoco
lasciava la risacca
e il piede ormai
non toccava il fondo
del dolore.
Piango gli anni che verranno
e lascio così che volino
l’inverno e la notte,
gelo e ardo rimorsi cari
che scolorano per l’alba i cieli.


INCANTO DI LUCE
S’acquieta davanti a noi
e tu lo vedi
confidente al risveglio
che accende e spegne,
uno rosa uno bianco,
ciclamini in un vaso.


SULL’ACQUA
Geranio dimenticato,
lungo silenzi
di barche dondolanti
all’immobile luna
dal sorriso trasognato.

DIVAMPANO STOPPIE FRA MURAGLIE
Divampano stoppie fra muraglie
al di là riverbera il cielo
all’ombra del meriggio sui limoni.
In quest’estate arida
aspetterò un sorriso
a riportarmi tenera e crudele
felicità e nient’altro.
S’inginocchia una voce di fuoco.
S’increspano a brivido di fronde
le carezze sottili a sera.
Acquietano l’ansia
grigiastra degli ulivi.
Tremulo cielo vi galleggia a tratti
su donne con i volti di scogliera.

VENTO
Il vento che torna sull’arcobaleno,
tra i fiori e nel sole sopra i boschi
sale e scorre sbattendo porte ovunque
sotto l’acquazzone.
Ravviva la brace illividita dal freddo
di scialli neri
tra i deserti germoglianti verso il mare,
crea nuovi profumi, nuovi suoni,
nuovi colori di lampi e tuoni
che noi ignoriamo.
Al limitar della foresta
sgorga dai prati
l’idolo dagli occhi neri,
senza corte e dolcemente infelice
nella luce di altri giorni.
Son le voci delle stanze
che si disperdono nei circhi
pieni di sultane azzurre.
Oltre questo temporale
c’è l’alto mare e tutto il tempo
disabitati della nostra vita.
Ormai il castello è in vendita
non c’è più niente da vedere là dentro.
I mulini e le macine
cullano lo sciame di foglie d’oro
che avvolge l’aria immobile
di voragini e comete.


INTERLUDIO
A fior di pelle
la mia anima
ti vorrà vedere compiaciuta.
Nello smarrimenti dei tuoi occhi
la mia anima da nulla
rivelata e donata sprofonda e fiorisce,
io la voglio viva
ebbra di mutamento
eterna oggi.


POESIA
Ti sentirò fuoco
fino al sole
e per gioco
consumerò la vita
già domani,
trovando parole
cadute
sul tuo confine
dove più m’arrendo
e mi perdo
irraggiungibile.


BENCHE’ AMI
Così breve è il nostro cielo
in questo amore.
Eccolo, guarda, gira il sole
angoscioso di luce.
Là, bagnato, alla sua porta
ci addormenta senza ordine
perché nessuno ci insegna
di questo ponte su acque agitate
feroce come la tua superbia.
Non ti temo infedele
né mi immagino naufrago
nel profondo, confuso,
di ali di fuoco e di vento.


SENZA STAGIONI
Tramonta
sulla liscia linea d’orizzonte,
nella polvere grigia di luce,
nell’opaco vuoto di una mano
fino all’anima
che stringe un soffio.


LO SPECCHIO DEI COLORI
Non ardermi ancora, se il fuoco langue,
sollevami per forza, ad ogni istante,
dal limitare dell’oblio
perché tutto ciò che indugia,
che pioggia e muffa corrode,
le rapide ali lascia cadere
su specchi d’acqua dove naviga
a malincuore, la voce amara,
erosa brezza della vita.


A GOCCE E MERAVIGLIA
Il mattino
rinnova le ombre
di radi passanti.
Tra i muri
contro il nulla
il sole.
Le lacrime mai vite.
Esistere
amato da qualcuno.


DALLA TERRA
Ingordo della nostra vita
il dolore bolle nel vuoto.
Ovunque ci seguirà
trovando altre parole
al nostro cuore.
Quale sarà mai la nebbia
che si alzerà per sempre
e non conoscerà pietà?
E il nostro vero andare
a ogni cambio di vento
quale sarà mai?


CONFLUENZA
Metà luna e ogni cosa
metà destino da scontare,
piccolo luogo furtivo
di calme stagioni.


QUALCHE VOLTA
Tutti
i tuoi nomi
ho inventato,
quanti possibili,
allineati come grandi finzioni
dove il silenzio
diventa visionario,
minimo
grigio, argento,
azzurro
cielo cristallo
d’inverno.


VELIERI SCURI
Macchia e ombra
d’esterno neve
smarrito come flusso
dei solstizi.
Ricordo che affiora
finchè pullula di stelle
dove lontanamente odo
le mete e i venti.
Tu dei velieri scuri
e intensi sogni
al limitare
di già lontani uccelli.


SCRITTO SULL’ACQUA
Muri antichi
sull’umido alone dell’alba
malato di nuvole nere.
Al centro di me stesso
visi di vecchi
nei vicoli scuri.
In alto, due stelle
si perdono
nella tristezza.


PER UN ATTIMO
Sventola quasi fosse una bandiera
il sussultante cielo
che è sogno e silenzio,
qui sono stato
tra le parole che stanno
sul confine;
tornano, avanzano
increspate liberamente
perché si cambi il nome
alle cose,
acuiscono a sprazzi vividi
lassù e su altro ancora.


LA SPIAGGIA
Dal tramonto all’alba
l’antico dei giorni
ed è ancora presto
nel giardino d’inverno.
Tutto è più inesorabile,
più vasto sciogliendo gli ormeggi,
si cammina e si cammina
lasciando che accada.
Dimmi dove si arriva
blindando la porta e il cuore,
alzando le mani in aria
per farle ricadere vicine.
Si cammina e si cammina
mentre la spiaggia ricopia
il conto degli inverni.


ESTRANEA
Il gelido toccarti dell’aria
s’incrosta alle parole
in questa terra inutile e vana.
Si confondono nel cuore
disfandosi come ombra
gli ulivi e i vigneti fuggitivi.
Senza tenebre né luce
ritorniamo cancellati
al bagliore levigato dei ricordi.


TOTEM
Un nuovo giorno di parole
come l’anima tace,
si lascia cieco
mentre rapida scende la notte.
Ormai stanco
coglie stelle ma trema
se qualcuno lo guarda
per sempre.


AZIMUT
Azzurra altalena
che mi inoltrerà nel cielo;
sul tuo limite estremo
ci urtiamo e ci uniamo
dividendoci.
Ma si strega nel sogno
la pena del cuore
per anime che vanno
oltre la collina
a travalicare crune di speranza.
Credo che una sera
dinanzi all’onda di gioielli
fra le tue scabre sere
mi inoltrerò
a riscoprire i lucidi voli
nell’intimo e nudo
tempo fuggito.


L’ALTRO TEMPO
Quando tu non c’eri,
alla tua assenza
giungevano parole e preghiere.
Baci ardenti di vita
all’ombra tra gli ulivi di pietra.
Ricordi e basta
della vita che ci trapassa e resta
perché a me, lo sai,
non potrai più dirmi
dei tuoi sogni.


LUNGOMARE
Dai fiori d’arancio
allo stellato,
da ogni dito
alle mie ceneri,
quieta una luce,
non ancora pallida,
nelle maree scompare.


FORI DI POLVERE
Se il giorno è finito
non lasciare sulla riva
la tempeste d’ombre
della fitta foresta.
A quest’ora della sera
quando viene il sonno
nasce l’anima,
si tende nell’infinito cielo
tra deboli voci e deboli luci di stelle
su manti di nubi nebbiose
tingendo di giorni vani
l’ultimo sguardo dei tuoi occhi.
Il perduto tesoro
non è l’ombra delle foglie del bosco
che si sbriciola in fiori di polvere
ma le risate che vagano nell’aria
come musica dell’aldilà.
Sebbene l’ora sia tarda,
se il giorno è finito
il sentiero che va nella solitudine della notte
morirà lentamente all’alba
presso il fiume dei gerani,
porta al tuo mare di fiamme
che si farà silenzio
sulla tua spiaggia.